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Settorializza, definisci e ricerca l’MCS del tuo pubblico

Vendere con successo non è mai il risultato di un caso fortuito, ma il frutto di un’attenta pianificazione strategica che pone al centro due elementi fondamentali: la conoscenza approfondita del proprio pubblico di riferimento e la definizione precisa del Massimo Costo Sostenibile (MCS). Senza questa duplice consapevolezza, qualsiasi strategia di business rischia di essere inefficace, incapace di soddisfare realmente i bisogni del mercato e di garantire la sostenibilità economica nel tempo.

L'importanza della conoscenza del pubblico

Capire il proprio pubblico significa andare oltre le semplici informazioni demografiche. È necessario immergersi nelle loro esigenze, desideri e comportamenti, analizzando in profondità fattori come:

  • Abitudini di consumo: quali sono i criteri che influenzano le loro scelte di acquisto?

  • Stile di vita: quali valori e aspirazioni guidano il loro comportamento?

  • Preferenze estetiche: quali tendenze e gusti li attraggono maggiormente?

  • Sfide quotidiane: quali problemi cercano di risolvere attraverso l’acquisto di determinati prodotti?

Un’analisi dettagliata di questi aspetti consente di costruire un’identità di brand forte e coerente, capace di risuonare con il target giusto. Cercare di soddisfare un pubblico troppo vasto rischia di annacquare il valore del brand e di renderlo meno attrattivo rispetto a marchi più focalizzati.

Un metodo efficace per raccogliere informazioni dirette è interagire con il proprio pubblico attraverso interviste, sondaggi, focus group e analisi dei dati comportamentali sui social media. Solo comprendendo a fondo le motivazioni che spingono i consumatori ad acquistare si possono creare prodotti veramente desiderabili e differenziati dalla concorrenza.

Il ruolo cruciale del Massimo Costo Sostenibile (MCS)

Parallelamente alla conoscenza del pubblico, la determinazione del Massimo Costo Sostenibile (MCS) rappresenta un pilastro imprescindibile per la solidità economica dell’impresa. L’MCS definisce il limite di costo oltre il quale la produzione di un prodotto diventa insostenibile, sia perché il prezzo finale sarebbe fuori mercato, sia perché i margini di profitto non sarebbero sufficienti a garantire la crescita e la stabilità del brand.

Per calcolare correttamente l’MCS, bisogna considerare:

  • Costi di produzione: materiali, manodopera, logistica.

  • Margine di profitto desiderato: quale ritorno economico è necessario per sostenere e sviluppare il business?

  • Prezzi di mercato: a quale prezzo il target di riferimento è disposto ad acquistare il prodotto?

  • Posizionamento del brand: il prodotto deve essere in linea con la percezione e il valore del marchio.

Una volta determinato l’MCS, è fondamentale che ogni fase del processo produttivo sia ottimizzata per rispettare questo limite, senza compromettere la qualità e il valore percepito dal cliente.

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L'equilibrio tra pubblico e MCS: la chiave del successo (MCS)

L’interazione tra la conoscenza del pubblico e la gestione dell’MCS è il cuore pulsante di una strategia di vendita efficace. Analizzare il panorama competitivo aiuta a individuare le opportunità di posizionamento, evitando di entrare in competizione diretta con brand già consolidati senza un elemento distintivo chiaro.

Un brand di successo non si limita a creare prodotti, ma sviluppa soluzioni che rispondono a bisogni reali in modo accessibile ed economicamente sostenibile. Solo attraverso questa visione strategica integrata è possibile costruire un business solido, capace di attrarre clienti fidelizzati e di garantire una crescita costante nel tempo.

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sai cosa significa realmente creare un brand

La differenza tra creare un capo nell'ambiente moda e creare semplicemente un costoso gadget 
risiede in diversi aspetti fondamentali, 
che vanno dalla concezione 
all'esecuzione e al significato 
del prodotto finale.

 

Creazione di un Capo nell’Ambiente Moda:

  • Definizione di Stile e Settore: Un marchio di moda si definisce all’interno di un settore (come lo streetwear) ma sviluppa uno stile specifico per un pubblico ben preciso. Ad esempio, un brand nel settore streetwear può avere uno stile dedicato agli amanti della musica techno, con caratteristiche funzionali ed estetiche mirate. Non si confonde lo “stile” con il “settore”.
  • Pubblico Ben Definito: La creazione di un capo moda parte dalla definizione di un “pubblico ben definito”, non cercando di creare “un qualcosa per tutti”. Questo target influenza ogni decisione stilistica e produttiva.
  • Idea Creativa e Tratti Distintivi: È fondamentale realizzare un nuovo stile, delineandone i tratti distintivi, le linee di taglio (fit), le nobilitazioni e l’insieme di elementi unici. Questo processo include la creazione di schizzi e disegni a livello illustrativo per concretizzare l’idea.
  • Processo Tecnico Articolato: La creazione di un capo di moda segue un processo tecnico preciso che include:
    • Ideazione e schizzi.
    • Messa in piano con realizzazione di schede tecniche dettagliate per misure, vestibilità e tessuti.
    • Creazione del cartamodello.
    • Prototipia, ovvero la realizzazione del capo zero con i tessuti scelti, che può richiedere diverse prove e modifiche.
    • Sdifeettamento: test indossato per correggere eventuali difetti.
    • Espansione taglie del modello.
  • Scelta dei Tessuti: La selezione di tessuti di alta qualità adatti al design del capo è un passaggio cruciale. Si considerano grammatura e lavaggio, e si può operare con diverse filiere, come quelle per il cotone organico.
  • Studio del Fit: La scelta del fit e lo sdifeettamento dei capi pronti per la produzione sono fasi essenziali. Alcune aziende progettano continuamente nuovi fit testati e prototipati.
  • Nobilizzazioni: Si definiscono le nobilitazioni previste per il capo, come la stampa serigrafica, il ricamo, o altre finiture.
  • Massimo Costo Sostenibile (MCS): Ogni capo viene configurato secondo parametri dettati dallo studio del brand e dal piano di fattibilità, rispettando l’MCS. La progettazione è quindi “in funzione dei costi massimi di produzione sostenibili”.
  • Piano di Fattibilità: La creazione di una collezione di moda è supportata da un piano di fattibilità che comprende:
    • Creazione collezione e progettazione dei capi a costo massimo produzione.
    • Configurazione dell’intera Collezione.
    • Studio produzione e configurazione Capo Banco.
    • Ottimizzazione delle creatività’ in funzione del costo massimo delineato.
    • Proiezione Piano marketing e distribuzione.
    • Realizzazione di un lookbook reale con costi e minimali chiari per la produzione.
  • Branding e Storia: Un brand di moda si costruisce attraverso storie di persone reali che creano un legame emotivo con i consumatori, contribuendo a creare una community e costruendo credibilità per future campagne di marketing.
  • Canali di Vendita e Comunicazione: Si definiscono i canali di vendita adatti (punti vendita fisici, online, personal branding, accordi di distribuzione) e i mezzi di comunicazione per azioni promozionali efficaci.

Creazione di un Costoso Gadget:

 

 
  • Potrebbe Mancare una Definizione di Stile Coerente: Un gadget costoso potrebbe non essere inserito in uno specifico settore moda con uno stile ben definito per un particolare pubblico.
  • Pubblico Indefinito: Potrebbe essere creato senza un’attenzione specifica a un target di consumatori con precise preferenze di stile.
  • Focus Potrebbe Essere Sui Materiali o Sulla Novità: Il valore potrebbe risiedere principalmente nei materiali utilizzati, nella sua unicità come oggetto o in una particolare innovazione tecnologica, piuttosto che in un linguaggio stilistico riconoscibile.
  • Processo di Creazione Semplificato: Potrebbe mancare il complesso processo di ideazione stilistica, prototipazione sartoriale e sdifeettamento tipico della moda. Ad esempio, potrebbe consistere nella semplice applicazione di design su prodotti preesistenti (“creare un mockup scaricato dal web, disegnarci su delle creatività’ e stamparlo on line”).
  • Assenza di Branding Profondo: Potrebbe non esserci una storia del brand o una mission chiara volta a creare un legame emotivo con i consumatori. Si potrebbe avere solo un logo e non un brand.
  • Mancanza di Un Piano di Fattibilità Orientato alla Moda: Potrebbe non essere supportato da un’analisi dettagliata dei costi di produzione sostenibili (MCS), da una pianificazione marketing e distribuzione specifica per il settore moda.
  • Potrebbe Essere un Prodotto Generico Personalizzato: Rischia di essere percepito come un “gadget molto costoso” identico ad altri capi in cui varia solo la stampa.

 

In sintesi, la creazione di un capo nell’ambiente moda è un processo olistico che integra visione stilistica, conoscenza tecnica sartoriale, strategia di branding e pianificazione commerciale mirata a un pubblico specifico. Creare un costoso gadget, pur potendo coinvolgere un certo livello di progettazione e l’uso di materiali pregiati, spesso manca della profondità stilistica, del rigoroso processo tecnico di confezione e della strategia di marca che caratterizzano un autentico prodotto di moda. Un gadget costoso potrebbe essere un oggetto con un prezzo elevato, ma senza l’identità e il valore intrinseco di un capo concepito all’interno del sistema moda.

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ECCO IL PERCHE!!!!

Il Fallimento del 95% dei Brand Emergenti: 

Perché Un Logo Non Basta

Negli ultimi anni, sempre più persone sognano di creare un proprio brand di abbigliamento, ma la realtà è che il 95% di questi progetti fallisce nei primi anni di vita. Il motivo? L’errata convinzione che basti acquistare capi già pronti, arricchirli con grafiche o semplicemente stampare un logo sul petto per poter costruire un marchio di successo.

Creare un Brand Significa Fare Impresa

Un altro errore comune è non considerare che costruire un brand di moda è un’attività imprenditoriale a tutti gli effetti. Questo implica la necessità di comprendere i costi di produzione, definire una strategia di prezzo coerente e stabilire un target di riferimento chiaro.

Molti emergenti fissano i prezzi senza una logica solida, tirando a indovinare su quanto il cliente sarebbe disposto a spendere. Questo porta a margini insostenibili o, al contrario, a una percezione errata del valore del prodotto.

Creare un capo da catalogo equivale a produrre un gadget molto costoso?

Nel mondo della moda e del design, realizzare un capo di abbigliamento a partire da un catalogo anziché svilupparlo da zero può sembrare un’opzione più economica. Tuttavia, il confronto con la produzione di gadget personalizzati aiuta a comprendere perché il costo possa comunque risultare elevato e quali fattori incidano maggiormente sul prezzo finale.

Nel mondo della moda e del design, realizzare un capo di abbigliamento a partire da un catalogo anziché svilupparlo da zero può sembrare un’opzione più economica. Tuttavia, il confronto con la produzione di gadget personalizzati aiuta a comprendere perché il costo possa comunque risultare elevato e quali fattori incidano maggiormente sul prezzo finale.

Gadget vs. abbigliamento: un confronto interessante

I gadget personalizzati, come penne, tazze o portachiavi, sembrano più semplici da produrre rispetto a un capo d’abbigliamento. Tuttavia, la personalizzazione e la qualità influiscono significativamente sui costi finali. Se un gadget viene realizzato in serie, il prezzo unitario può essere contenuto, ma se prodotto in piccole quantità con materiali pregiati, il costo può aumentare sensibilmente.

Allo stesso modo, un capo d’abbigliamento selezionato da catalogo ma con molte personalizzazioni può diventare molto costoso, avvicinandosi al prezzo di un prodotto realizzato su misura. Per questo motivo, la creazione di un capo personalizzato da catalogo può essere paragonata alla produzione di un gadget di alta gamma.

Quando conviene optare per un capo da catalogo?

Nonostante i costi, scegliere un capo da catalogo invece di svilupparlo da zero può essere vantaggioso in alcuni casi:

  • Brand emergenti o aziende con budget ridotti, che vogliono una soluzione personalizzabile senza i costi della progettazione totale.

  • Eventi promozionali o merchandising, dove il focus è sulla riconoscibilità del marchio più che sull’unicità del design.

  • Progetti con tempistiche strette, in cui il catalogo offre una base rapida e flessibile per le personalizzazioni.

L'Errore Comune: 
Pensare Che Un Logo Faccia Il Brand

Molti aspiranti imprenditori della moda non comprendono la differenza tra un brand e un logo. Il logo è un semplice elemento grafico, mentre un brand è un insieme di valori, estetica, missione e percezione da parte del pubblico. Limitarsi ad applicare una grafica su un capo standard non significa creare un’identità distintiva.

Per avere successo, un brand deve essere costruito su un concetto chiaro e riconoscibile, con una narrazione coerente e un posizionamento di mercato ben studiato. Senza questi elementi, si rischia di restare anonimi in un mercato già saturo.

Il Nome Non Basta: La Registrazione e la Protezione del Brand

Un altro errore fatale è pensare che basti un nome accattivante per avere successo. Spesso, il nome scelto non viene nemmeno registrato ufficialmente, lasciando il brand vulnerabile a dispute legali o al rischio di essere copiato da altri.

Registrare il marchio è un passaggio fondamentale per proteggere il proprio business e garantirne la crescita nel tempo.

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MOQ

Il concetto di MOQ (Minimum Order Quantity) nel mondo della moda, in particolare nell’ambito sartoriale, è strettamente legato all’ingombro del capo sul tessuto, piuttosto che a un prezzo arbitrario imposto dal produttore o dal cliente.

MOQ e ingombro del capo su una pezza di tessuto

Nel contesto sartoriale, il MOQ non è definito da quanto un cliente è disposto a pagare, ma dalla quantità minima di capi che si possono ottenere da un determinato metraggio di tessuto. Questo dipende da diversi fattori:

  1. Dimensioni del capo e utilizzo del tessuto

    • Capi più ampi o con tagli particolari richiederanno un maggiore utilizzo del tessuto, riducendo il numero di pezzi ottenibili da una singola pezza.
    • Capi più piccoli o con una progettazione ottimizzata possono aumentare il numero di unità per pezza.
  2. Tipo di tessuto e scarto di lavorazione

    • Tessuti con disegni complessi (come quadri o righe) richiedono allineamenti precisi, causando più scarto e quindi un MOQ più alto per compensare la perdita di materiale.
    • Materiali più flessibili o con pattern meno vincolanti permettono un migliore utilizzo del tessuto.
  3. Fit e costruzione del capo

    • Un capo sartoriale segue una costruzione precisa, che spesso implica più pezzi di tessuto cuciti insieme con determinati margini di tolleranza.
    • Capi con vestibilità più strutturate o lavorazioni particolari possono comportare un maggiore consumo di tessuto.

Esempio pratico

Supponiamo di avere una pezza di tessuto da 300 g/m² e di voler produrre un determinato modello di giacca sartoriale. La quantità di giacche ottenibili dipenderà dalla disposizione dei pezzi del modello sulla pezza. Se ne possiamo ricavare tra 65 e 75 pezzi, allora il MOQ sarà direttamente influenzato da questo numero: non avrebbe senso parlare di un MOQ inferiore a questa quantità minima ottenibile.

Differenza tra sartoriale e preconfezionato

Quando si passa alla produzione preconfezionata (fast fashion, produzione industriale su larga scala), il concetto di MOQ cambia drasticamente. Qui non si parla più di moda in senso stretto, ma di gadget, poiché il valore estetico e artigianale del capo viene sostituito dalla logica di produzione in massa.

  • Nel preconfezionato, il MOQ è spesso dettato da economie di scala, dove il costo per unità diminuisce all’aumentare della quantità prodotta.
  • In sartoria, il MOQ è determinato da una logica di ottimizzazione del tessuto e delle lavorazioni, piuttosto che dal costo unitario del prodotto finito.
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L’ABC della moda sartoriale

PROFESSIONE E PROCESSI

SARTA: 
Figura professionale che interviene in tutte le fasi di lavorazione necessarie per la realizzazione di un capo di abbigliamento. Le sue attività comprendono l’assistenza al cliente, preparazione del modello, taglio del tessuto, prove di misurazione, cucitura, rifinitura e stiratura.
 
MODELLISTA: Figura professionale che crea i cartamodelli per i capi di abbigliamento. Il modellista sviluppa il modello nelle taglie, realizza il piazzamento delle sagome e valuta l’estetica, i tempi e i costi.
 
PIAZZAMENTO: 
Disposizione delle sagome del modello sul tessuto o su carta, può essere manuale o computerizzato.
 
STESURA DEL TESSUTO: 
Il tessuto è steso su uno o più strati per formare il “materasso”, può essere fatta a mano o con macchine stenditrici.
 
TAGLIO DEL TESSUTO: 
Può essere fatto con taglierine verticali, seghe a nastro, presse fustellatrici o macchine automatiche.
 
MARCATURA DEL TESSUTO: 
Operazione con foratura per punti di riferimento per la cucitura.
 
ACCOPPIAMENTO TESSUTO FODERA:
Unione degli elementi di tessuto con le fodere corrispondenti.
 
TINTURA IN PEZZA:
Il tessuto viene tinto dopo il taglio e la cucitura.
 
TINTURA IN FILO: 
Il filato pronto per la tessitura viene colorato.
 
TINTURA IN FIOCCO O IN MASSA:
La tintura avviene sulle materie prime prima della filatura.

 PRODUZIONE SARTORIALE
Ogni capo, ogni modello per essere messo in produzione sartoriale deve rispettare l’MCS (massimo costo sostenibile) e va configurato secondo i parametri dello studio del brand e dal piano di fattibilità.

TESSUTI E MATERIALI

TESSUTI E MATERIALI
 
ARMATURA TELA: I fili della trama passano alternativamente sopra e sotto i fili dell’ordito. Il tessuto è molto resistente e il diritto è il rovescio sono identici.
 
ARMATURA BATAVIA: Molto diffusa per l’abbigliamento maschile, diritto e rovescio sono identici.
 
ARMATURA SAIA: Utilizzata per tessuti in lana, ha una struttura particolare ed è molto resistente. Presenta linee diagonali.
 
ARMATURA RASO: I tessuti appaiono lisci, ma si logorano facilmente. Un lato è quasi interamente costituito dai fili di ordito, l’altro dai fili della trama.
 
ARMATURA PANAMA: Variante della tela, i fili di ordito e trama sono accoppiati senza intrecciarsi. Ha una resistenza inferiore rispetto alla tela.
 
ARMATURA A RICCIO: Si aggiunge un filo in trama che forma anelli sulla superficie del tessuto, che possono essere tagliati o lasciati a forma di anello.
 
ARMATURA JACQUARD: I fili di trama e ordito si intrecciano creando motivi complessi.
 
FILATO RITORTO: Due o più filati singoli vengono ritorti per maggiore resistenza e uniformità.
 
CINIGLIA: Filato con corte fibre fissate sulla superficie per un effetto vellutato.
 
CANGIANTE: Tessuto che cambia colore a seconda dell’angolo di visuale.
 
DAMIER: Tessuto a scacchi.
 
DOUBLE-FACE: Stoffa con due dritti, utilizzabile da entrambe le parti.
 
MATELASSÈ: Lavorazione a rilievo con aspetto imbottito, ottenuta con tessuti doppi.
 
OCCHIO DI PERNICE: Disegno a puntini.
 
OPERATO: Tessuto con disegni marcati ottenuti in fase di tessitura.
 
PETTINATO: Tessuto a trama fitta in cotone, seta, lana o fibre sintetiche, con venature orizzontali e a volte un lieve pelo, leggermente lucido.
 
PIED-DE-POULE: Tessuto con disegno simile alla zampa di gallina.
 
POIS: Motivo stampato a pallini o puntini.
 
STAMPATO: Tessuto con disegni realizzati con la stampa anziché con la tessitura.
 
PREFORATO PER CINTURE: Non tessuto e termoadesivo, tagliato in strisce per bordi resistenti.

MODELLISTICA

 
PINCE:
Pieghe cucite nel tessuto per modellare la forma del capo.
 
PIEGHE:
Formate per creare un motivo decorativo o per contenere l’ampiezza del tessuto.
 
SPACCO:
Apertura in un capo per agevolare i movimenti.
PARTI DEL CAPO
 
COLLETTO CON LISTINO:
Colletto con una fascia di tessuto aggiuntiva (listino).
 
COLLO CON REVERS:
Adatto per giacche, realizzato piegando la stoffa sulla diagonale.
 
MANICA RAGLAN:
Manica in due parti, cucita sul capo.
 
MANICA A SBUFFO:
Manica con arricciatura nell’area dell’aletta.
 
POLSI CON ELASTICO O NASTRO: Rifinitura delle maniche.
 
FESSINO:
Apertura sulla manica.
 
POLSINO:
Rifinitura della manica.
 
TASCA A SOFFIETTO ROTONDA: Tasca con pieghe che creano volume.
 
TASCHE A DOPPIO ORLO: Tasche con un’apertura rifinita da due strisce di orlo.
 
TASCA A TOPPA: Tasche cucite esternamente al capo.
 
TASCA CON PATTA A FILETTO: Tasca con una patta.
MACCHINARI
 
MACCHINA DA CUCIRE LINEARE: Macchina per cucire con un ago.
 
MACCHINA TAGLIA-CUCI O SORGETTATRICE: Macchina per cucire e tagliare il tessuto.
 
PRESSA DA STIRO: Macchina per stirare il tessuto con pressione, temperatura e umidità.
 
MACCHINA SROTOLATRICE: Macchina che prepara le pezze per le successive operazioni di vaporizzo e controllo.
 
MACCHINA CONTROLLO TESSUTI (TRIBUNALE O SPECCHIO): Macchina utilizzata per il controllo delle caratteristiche qualitative del tessuto.
 
MACCHINA RIBALTATRICE: Facilita il caricamento delle pezze sulla macchina di stesura.
 
BANCHI DI STESURA E TAGLIO: Banchi su cui viene appoggiato il tessuto da tagliare.
 
TAGLIERINA MANUALE VERTICALE: Macchina per tagliare il tessuto con una lama verticale.
 
TAGLIERINA MANUALE ROTATIVA: Macchina per tagliare il tessuto con una lama rotativa.
 
SEGA A NASTRO: Macchina per tagliare il tessuto con una lama a nastro.
 
MACCHINA DI TAGLIO AUTOMATICA: Macchina computerizzata per tagliare il tessuto.
 
FUSTELLATRICI A BRACCIO ROTANTE (O A BANDIERA): Macchina per tagliare il tessuto con una fustella.
 
FUSTELLATRICI AUTOMATICHE A BRACCIO ROTANTE: Macchina automatica per tagliare il tessuto con una fustella.
 
ASOLATRICE AUTOMATICA: Macchina per realizzare asole.
 
TRAVETTATRICE AUTOMATICA: Macchina per realizzare travette.
 
ATTACCABOTTONI: Macchina per cucire i bottoni.
 
MACCHINA PER APPLICAZIONE TERMOADESIVI: Macchina per applicare termoadesivi.
 
IMPIANTO DI MOVIMENTAZIONE DEI CAPI SU MONOROTAIA O BIROTAIA: Sistema di trasporto dei capi appesi.
 
MAGAZZINO A CAROSELLO: Sistema di stoccaggio dei capi appesi.
 
IMBUSTATRICE AUTOMATICA DEI CAPI: Macchina per imbustare i capi.
 
NASTRATRICE: Macchina per chiudere le scatole con nastro adesivo.
 
REGGIATRICE: Macchina per applicare la reggetta.

STRUMENTI

 NASTRO DI PIZZO: Usato per orli decorativi o come inserto.
FILO ELASTICO: Usato per cuciture, polsi e colli.
FILO FORTE: Filo da cucito, in cotone, seta, lana, lino o terital.
FILO PER IMBASTIRE: Filato di cotone per unire lembi di stoffa e cuciture provvisorie.
CARTA DA TAGLIO: Serve per realizzare i modelli.
METRO DA SARTA: Flessibile per misurare il corpo, lunghezza 150 cm.
FORBICI: Almeno due paia, una grande per i tessuti e una piccola per i fili.
PUNTASPILLI: Per avere spilli e aghi a portata di mano.
GESSO E MATITA PER SARTORIA: Per segnare i modelli sulla stoffa.
CHIUSURE E RIFINITURE
BOTTONI: Usati per creare una chiusura tra due parti di un abito, possono essere di diversi materiali.
OCCHIELLI FATTI A MANO: Possono essere orizzontali o verticali
ASOLE VOLANTI: Eseguite sul bordo di una chiusura per agganciare un bottone.
ASOLINE DI TESSUTO: Sostituiscono gli occhielli, fatte con un tubolare di tessuto o “codino di topo”.
ASOLE DI CORDONCINO: Realizzate con segmenti di cordoncino inseriti tra paramontura e bordo.
OCCHIELLI A MACCHINA: Eseguiti con apposito piedino, possono essere verticali o orizzontali, con sbarretta alle estremità.
OCCHIELLI PROFILATI: Devono risultare piatti, con profili interni in un rettangolo di 6-7 mm.
ORLO: Rifinitura del taglio vivo di un tessuto.
PUNTO MOSCA: Per fissare gli orli su tessuti a trama rada, lana o velluto.
ORLO RIPORTATO: Si aggiunge una striscia di fodera o sbieco al margine del tessuto.
ORLO PROFILATO: Si usa su tessuti a trama rada per evitare che sfilaccino, si applica una fettuccia di sbieco.
ORLO SVELTO: Striscia termoadesiva per fissare l’orlo senza cuciture.
CUCITURA SOPRAGGITTO: Permette di cucire e rifinire due strati di stoffa in una sola operazione.
CERNIERA: Utilizzata per unire due lembi di tessuto, con apertura e chiusura tramite cursore.
RINFORZO DI TESSUTO LOGORO: Effettuato sul rovescio con filato più sottile, riprendendo i fili della trama e dell’ordito.
RAMMENTO: Riparazione di un taglio o buco nel tessuto.
FINITURA CON GROS-GRAIN O CANNETÈ: Rinforzo applicato alla linea della vita.
COULISSE: Cintura formata da una guaina con elastico, cordoncino o tubolare.
PASSANTI: Realizzati in tessuto o filo per sostenere una cintura.
VOLANT: Utilizzati per rifinire o decorare i margini di un capo.
ARRICCIATURA: Realizzata con due filze parallele.
 
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I 5 MIGLIORI LAVAGGI

Lavaggio a Pietra: 

Comporta il lavaggio del tessuto con pietre pomice. Effetto: Crea un aspetto sbiadito e usurato. Uso comune: Popolarmente utilizzato nella produzione di denim per migliorare la morbidezza e la texture.

Lavaggio enzimatico 

Utilizza enzimi per scomporre la cellulosa nelle fibre di cotone. Effetto: Ammorbidisce il tessuto e può ridurre il restringimento. Uso comune: Spesso applicato al cotone e alle miscele per ottenere una finitura più liscia.

Lavaggio acido: 

Comporta l’applicazione di candeggina (o prodotti chimici simili) per ottenere un effetto marmorizzato unico. Effetto: Crea motivi ad alto contrasto schiarendo determinate aree. Uso comune: Popolarmente utilizzato nella moda per un look vintage e drammatico, soprattutto nel denim.

Lavaggio con candeggina:

Comporta l’uso di candeggina per schiarire il tessuto. Effetto: Produce una finitura pulita e brillante, spesso con un aspetto usurato. Uso comune: Frequentemente utilizzato negli stili casual e streetwear.

Lavaggio minerale Descrizione

Utilizza prodotti a base minerale per lavare il tessuto. Effetto: Si traduce in una sensazione morbida e vintage con un colore leggermente sbiadito. Uso comune: Popolarmente utilizzato in vari tessuti per un look artigianale unico.